Il boom degli utili al banco di prova
La nuova stagione delle trimestrali si apre con aspettative particolarmente elevate. Le prossime settimane offriranno indicazioni importanti sulla sostenibilità della dinamica degli utili e sulle prospettive per i mercati azionari.
Dopo una stagione di risultati aziendali del secondo trimestre particolarmente brillante, le stime sugli utili continuano a essere riviste al rialzo. Alla vigilia della nuova reporting season, il mercato si pone una domanda: per quanto tempo potrà proseguire questa dinamica positiva? Analisti e società si apprestano ad affrontare la nuova stagione delle trimestrali con un livello di fiducia raramente osservato in passato. Negli Stati Uniti si prevede una crescita degli utili di quasi il 30% su base annua, mentre in Europa le attese si attestano intorno al 21%. Si tratta di valori eccezionalmente elevati, se si escludono le fasi di ripresa economica successive a una recessione. Al contempo, nel corso dell’estate si è assistito a una contrazione delle valutazioni azionarie: le quotazioni non hanno infatti tenuto il passo con il continuo aumento delle stime sugli utili. Le prossime settimane dovrebbero chiarire quale delle due variabili finirà per allinearsi all’altra: le quotazioni azionarie o le aspettative sugli utili?
Osservando l’andamento delle stime sugli utili, emerge che queste continuano a essere riviste al rialzo ad un ritmo insolitamente sostenuto. Tuttavia, tale dinamica sta gradualmente perdendo slancio. L’analisi della variazione del momentum delle revisioni, misurata attraverso la derivata seconda, evidenzia infatti un passaggio da una dinamica “estremamente forte” a una “semplicemente forte”. A trainare questa tendenza positiva sono ancora i titoli growth statunitensi e le azioni coreane e taiwanesi. In alcune fasi, anche l’Eurozona ha registrato significativi rialzi delle stime sugli utili, che tuttavia si sono recentemente stabilizzati. In Giappone, invece, le revisioni al rialzo mostrano una maggiore continuità. È importante sottolineare che il previsto rallentamento del momentum delle revisioni non implica una riduzione delle stime sugli utili, ma indica semplicemente che queste continueranno a essere riviste al rialzo, seppure a un ritmo meno sostenuto (si veda il nostro grafico della settimana).
Anche le aziende, al pari degli analisti, si apprestano ad affrontare la nuova stagione di pubblicazione degli utili con grande ottimismo. Negli Stati Uniti, questo clima di fiducia si riflette in un numero record di anticipazioni positive sui risultati aziendali. Come già avvenuto nel secondo trimestre, a distinguersi per il sentiment particolarmente favorevole è il settore tecnologico. Anche il contesto macroeconomico offre solide basi per una stagione delle trimestrali positiva: le stime in tempo reale della crescita del prodotto interno lordo (PIL) statunitense, il miglioramento degli indici PMI dell’Eurozona e gli indicatori di sorpresa economica evidenziano tutti un quadro incoraggiante, in alcuni casi persino leggermente più favorevole rispetto a quello osservato prima della stagione delle trimestrali del secondo trimestre.
Sorprende, tuttavia, che questo ottimismo si sia riflesso finora solo in misura molto modesta nelle quotazioni azionarie. Negli ultimi mesi i principali indici hanno registrato un andamento sostanzialmente laterale. A frenare i mercati sono stati soprattutto “venti contrari” di ampia portata. Il rischio di stagflazione legato alla guerra in Iran e l’avvio di un ciclo di inasprimento monetario sincronizzato a livello globale hanno alimentato il rialzo dei rendimenti obbligazionari. Tuttavia, questi sviluppi sembrano ormai essere stati ampiamente assimilati e non vi sono motivi per ritenere che si intensificheranno ulteriormente. La prossima stagione delle trimestrali potrebbe quindi rappresentare un’importante opportunità per riportare l’attenzione sulla solidità degli utili che caratterizza la maggior parte delle aziende.
Nel complesso, la solida dinamica degli utili societari continua a rappresentare, almeno per il momento, il principale fattore di sostegno dei mercati azionari. A condizione che i rischi macroeconomici attualmente al centro dell’attenzione, tra cui gli shock sul lato dell’offerta legati alla guerra in Iran e l’inasprimento delle politiche monetarie a livello globale, non si aggravino significativamente, esiste margine per una reazione positiva da parte degli investitori azionari. Questo anche alla luce di valutazioni che si sono nel frattempo ridimensionate e nonostante il diffuso ottimismo già presente sul mercato. Tuttavia, questo potenziale di rialzo potrebbe esprimersi pienamente soltanto dopo il venir meno dell’incertezza legata alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti (midterm elections).
In graduale rallentamento da livelli molto elevati
Fonte: LSEG Datastream, AllianzGI Global Capital Markets & Thematic Research, 14.10.2026. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
La settimana prossima
Oltre alla stagione di pubblicazione degli utili, che sta entrando nel vivo, i dati preliminari degli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) di venerdì saranno probabilmente i dati economici più importanti della settimana. L’interrogativo principale è se il protrarsi dei prezzi elevati dell’energia e l’incertezza politica in Francia e Germania abbiano compromesso il miglioramento del clima economico osservato negli ultimi mesi, oppure se altri fattori favorevoli alla crescita siano in grado di controbilanciarne gli effetti. L’attenzione si concentrerà soprattutto sugli indici PMI dell’Eurozona, ma saranno diffusi dati analoghi anche in Giappone, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Tra gli altri appuntamenti di rilievo figurano i dati sull'attività economica in Cina e quelli sull’inflazione in Giappone e nel Regno Unito.
I primi dati della settimana arriveranno lunedì dalla Cina. Si prevede che a settembre la crescita della produzione industriale acceleri portandosi dal 5,2% al 5,3%, mentre la crescita delle vendite al dettaglio dovrebbe passare dallo 0,4% allo 0,5%. Quanto al PIL del terzo trimestre, il consensus indica una crescita del 4,3%, la stessa del trimestre precedente. Martedì la banca centrale cinese fisserà i propri tassi di riferimento.
In Germania martedì sarà pubblicato l’indice ZEW sulle aspettative economiche, seguito, giovedì, dai dati preliminari sulla fiducia dei consumatori nell’Eurozona. Nel Regno Unito, mercoledì l’attenzione sarà rivolta all'inflazione: l’inflazione complessiva dei prezzi al consumo si è attestata da ultimo al 3,1%, quella di fondo al 2,6%.
I dati sui prezzi al consumo in Giappone sono attesi per venerdì. Negli Stati Uniti giovedì saranno pubblicati i dati settimanali sulle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, mentre venerdì, oltre agli indici PMI, saranno resi noti i dati relativi all’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan (ultimo dato: 46,3).
Cordialmente,
Stefan Rondorf
Senior Investment Strategist Global Economics & Strategy