“Il principio della speranza”

Nonostante il contesto complesso, tra le tensioni geopolitiche e l’avvicinarsi di importanti appuntamenti con le banche centrali, sui mercati sembra prevalere il “principio della speranza”. Il mese di giugno dirà se queste aspettative saranno confermate…

Di recente, l’andamento del mercato sembra smentire vecchi detti di Borsa quali “Sell in May and go away”. Nonostante diversi fattori di tensione – tra cui le incertezze nei negoziati per un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, l’elevata volatilità del prezzo del petrolio e le latenti pressioni inflazionistiche – la maggior parte dei segmenti di mercato ha registrato un andamento positivo. Gli indici azionari globali hanno segnato un rialzo, così come le obbligazioni societarie. Anche nel comparto dei titoli governativi, la maggior parte dei mercati ha registrato un aumento rispetto al mese precedente. I rendimenti hanno mostrato una buona tenuta, in un contesto altalenante legato all’andamento di petrolio e inflazione. Sebbene all'inizio di giugno la situazione geopolitica rimanga ancora irrisolta, i mercati continuano a sperare che si giunga presto a una soluzione duratura del conflitto in Iran. Un esito in tal senso favorirebbe anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio.

Questo clima di fiducia trova riscontro anche nelle aspettative macroeconomiche emerse dal sondaggio condotto dalla Bank of America tra i gestori di fondi a livello mondiale: negli ultimi tempi, l’ottimismo di fondo si è ulteriormente rafforzato.

La resilienza dei mercati si fonda anche su fattori concreti: il prezzo del petrolio suscita ormai meno preoccupazione. Rispetto alle due crisi petrolifere degli anni Settanta, l'intensità energetica delle economie industrializzate è scesa al 30-40%. In altre parole, per ottenere lo stesso livello di creazione di valore di allora, oggi serve una quantità di energia di molto inferiore, e quindi serve anche meno petrolio.

Certo, vi sono Paesi gravemente colpiti dalla situazione attuale, soprattutto in Asia. Il fatto che la rotta di transito del petrolio attraverso quello che è probabilmente lo “stretto” più famoso al mondo si sia quasi completamente interrotta da un giorno all’altro ha un impatto significativo su queste economie, con ripercussioni a livello globale. L’unico elemento mitigante è che il conseguente deficit di offerta, pari a circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, può essere almeno in parte compensato attraverso soluzioni alternative, per esempio aggirando lo Stretto di Hormuz tramite oleodotti esistenti. Ma questo è possibile solo parzialmente. In condizioni normali, infatti, circa 8,2 milioni di barili al giorno sono destinati a Cina e India: volumi di questa entità potrebbero essere ripristinati solo con la rimozione del blocco sia da parte degli Stati Uniti sia dell’Iran.

Oltre agli ulteriori sviluppi geopolitici, dall’esito incerto, giugno porta con sé anche una serie di riunioni delle principali banche centrali. Ad aprire sarà la Banca Centrale Europea (BCE), seguita dalla Banca del Giappone (BoJ), e, a metà mese, il comitato di politica monetaria del Consiglio della Federal Reserve (Fed) si riunirà per la prima volta sotto la guida del suo nuovo presidente, Kevin Warsh; a chiudere la serie sarà la Banca d’Inghilterra (BoE). A causa della guerra in Iran e delle pressioni inflazionistiche alimentate dal rialzo del prezzo del petrolio, il ciclo di politica monetaria della maggior parte delle banche centrali si è spostato verso un orientamento più restrittivo, un’evoluzione già riflessa nei tassi del mercato monetario.

I primi segnali sull’inflazione provenienti dall’Eurozona indicano di recente un qualche allentamento (si veda il nostro grafico): in Belgio, a maggio i prezzi al consumo hanno registrato un leggero calo, un dato che potrebbe anticipare un calo dell’inflazione nell’intera area. Per gli investitori, tuttavia, è soprattutto rilevante ciò che questo implica per la BCE, i cui segnali restano contrastanti: Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo, continua a propendere per una linea più restrittiva, mentre il suo collega Philip Lane si mostra più cauto. Nonostante ciò, il mercato si attende un aumento dei tassi di riferimento di 25 punti base l’11 giugno. Resta possibile anche un ulteriore aumento a settembre, nel caso in cui il prezzo del petrolio e l'inflazione restino elevati. Più avanti, la BCE potrebbe moderare la propria politica a fronte di dati economici più deboli o di un calo repentino dei prezzi dell'energia. Nel complesso, l’orientamento resta per ora improntato alla prudenza e piuttosto restrittivo.

Nella sua ultima riunione di aprile, la Fed ha lasciato il tasso di riferimento invariato al 3,50-3,75%, come previsto, ma con un tono più restrittivo di quanto il mercato sperasse. Il presidente uscente della Fed, Jerome Powell, ha sottolineato il persistere di un'inflazione elevata, l'aumento dei prezzi dell’energia e un elevato grado di incertezza. Parallelamente, l'economia statunitense si è dimostrata solida e il mercato del lavoro stabile. Nel complesso, le indicazioni suggeriscono che la Fed manterrà un atteggiamento attendista nei prossimi mesi, proseguendo lungo il percorso attuale. Il messaggio di politica monetaria emerso ad aprile è chiaro: pazienza, più che allentamento. Resta ora da vedere se questa impostazione verrà effettivamente confermata.

Le decisioni di politica monetaria della BCE e della Fed giungono in un momento in cui i dati economici delle due aree mostrano segni di divergenza. Un chiaro esempio è l’indice dei responsabili degli acquisti, che nell’Eurozona, dove il sentiment resta modesto, risulta in calo. Ultimamente si è registrata una leggera ripresa nel settore dei servizi e nella fiducia dei consumatori, mentre i dati relativi a industria, commercio e edilizia continuano a indebolirsi. Paesi come Germania, Francia e Italia hanno registrato un moderato recupero. Nel complesso, lo shock legato all’Iran è ormai considerato in gran parte “già scontato” dai mercati. Rispetto allo shock energetico seguito all’attacco all’Ucraina nel 2022, gli effetti su crescita e inflazione appaiono finora più contenuti.

Nel contesto attuale, caratterizzato da tensioni tra dinamiche geopolitiche e politica monetaria, può risultare opportuna la seguente allocazione tattica tra azioni e obbligazioni:

  • Il quadro economico complessivo, caratterizzato da una crescita resiliente e da una solida dinamica degli utili, continua a deporre a favore di un sovrappeso azionario ampio e ben diversificato per aree geografiche e settori, pur considerando che, come indicato, la valutazione dei rischi potrebbe deteriorarsi in qualsiasi momento.
  • I mercati azionari continuano a essere decisamente dominati dal settore tecnologico. Senza l'intelligenza artificiale e le relative filiere di fornitura tecnologiche, la crescita economica e degli utili negli Stati Uniti risulterebbe nettamente più debole, come pure in Asia e per alcuni selezionati fornitori europei. A rendere ancor più interessanti le prossime settimane sarà una serie di offerte pubbliche iniziali (IPO).
  • A livello geografico, per il momento resta difficile prescindere dal mercato azionario statunitense. Le azioni dei mercati emergenti continuano a essere interessanti, per diversi motivi: i mercati asiatici che hanno un peso rilevante negli indici, come Corea e Taiwan, traggono vantaggio dal boom dell'intelligenza artificiale; alcuni mercati latino-americani beneficiano delle esportazioni di petrolio e materie prime; l’Europa orientale è sostenuta dalla solida performance della Polonia e dal potenziale di miglioramento dopo le elezioni in Ungheria. Per l’Europa, che pur risente della guerra in Iran più di altre aree geografiche, permangono prospettive positive in materia di riforme strutturali e stimoli fiscali.
  • A seguito dell'aumento dei rendimenti causato dai timori inflazionistici, il profilo rischio-rendimento delle obbligazioni appare nuovamente più equilibrato. Le obbligazioni potrebbero trarre vantaggio sia dall’acuirsi dei timori relativi alla crescita sia dall’attenuarsi dei timori relativi all’inflazione; nel breve termine, tuttavia, ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia potrebbero spingere nuovamente i rendimenti verso l’alto.
  • Quanto alle obbligazioni societarie, gli spread rispetto ai titoli governativi si collocano su livelli storicamente contenuti, il che significa che scontano solo rischi limitati di una contrazione economica.
  • Soprattutto se la crisi energetica dovesse attenuarsi, nei prossimi trimestri il dollaro statunitense potrebbe rimanere sotto pressione strutturale a causa di fattori quali gli elevati deficit di bilancio e l’incertezza politica.
Scomposizione del CPI dell’Eurozona (a/a, in %): complessivo, core, alimentari ed energia

Fonte: LSEG Datastream, AllianzGI Global Capital Markets & Thematic Research, 02.06.2026. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Tema di investimento: Longevity – più risorse per una vita più lunga
  • Da decine d’anni aumenta l’aspettativa media di vita, e probabilmente si allungherà ancora. L’aspettativa di vita aumenta perché sono state superate le probabilità di mortalità precedenti. In altre parole, chi vive più a lungo ha maggiori probabilità di continuare a vivere ancora più a lungo.
  • Al contempo, in molti Paesi industrializzati diminuisce il numero degli occupati rispetto al numero di pensionati; ne consegue che i sistemi pensionistici pubblici a ripartizione sono sotto forte pressione.
  • La vita lavorativa diventa sempre più flessibile: il lavoro part-time, le interruzioni di carriera e i cosiddetti “micro-pensionamenti” acquisiscono sempre maggiore importanza. Chi desidera beneficiare di questa flessibilità deve poter contare su fonti di reddito aggiuntive.
  • La longevità è ben più di una semplice tendenza nel campo della salute: è un cambiamento strutturale con conseguenze di vasta portata per la previdenza privata. Chi vive più a lungo ha bisogno di reddito per un periodo più lungo.
  • Per molti investitori, dunque, i redditi da capitale derivanti da dividendi e cedole sono destinati a diventare un pilastro fondamentale della libertà finanziaria.
  • I redditi da capitale derivanti da dividendi e cedole possono infatti contribuire a creare una sorta di “secondo stipendio”, favorendo l’indipendenza finanziaria dal lavoro e aiutando a colmare eventuali gap di reddito.

Nella sua opera principale, Il principio della speranza, Ernst Bloch sviluppa l’idea che la speranza non sia un’illusione, bensì una vera e propria forza sociale.

Ci sono quindi ancora molti motivi per essere ottimisti,

Dr. Hans-Jörg Naumer
Director Global Capital Markets & Thematic Research

1 Felten, E., Raj, M., & Seamans, R. (2021). Occupational, industry, and geographic exposure to artificial intelligence: A novel dataset and its potential uses. Strategic Management Journal, 42(12), 2195–2217. https://doi.org/10.1002/smj.3286

Si no se menciona lo contrario, las fuentes de datos e información son LSEG Datastream.

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