Piegarsi senza spezzarsi, ancora oggi
I mercati si muovono su un equilibrio sottile: a una crescita globale ancora resiliente si contrappongono crescenti fattori di rischio, in particolare legati all’energia. In questo contesto, gli investitori oscillano tra fiducia e cautela: ed è proprio qui che si gioca la vera sfida delle prossime settimane…
I mercati finanziari sembrano oggi muoversi su un filo sottile: mentre l’economia globale continua a mostrare una notevole resilienza, i venti contrari, in particolare quelli legati ai prezzi del petrolio, si fanno sempre più evidenti. Gli investitori operano in un contesto caratterizzato in egual misura da fiducia e cautela: ed è proprio qui che si gioca la vera sfida delle prossime settimane.
La questione centrale rimane il conflitto in Iran. I mercati hanno imparato a convivere con le tensioni geopolitiche, ma questo non elimina certo i rischi che da esse derivano. Anzi, i recenti sviluppi mostrano come il cessate il fuoco resti estremamente fragile e come non si intravveda ancora la fine della crisi. Ancora più rilevante è il fatto che i rischi legati ai mercati energetici non si sono attenuati: il blocco dello Stretto di Hormuz ha aggiunto un consistente premio di rischio ai prezzi del petrolio, situazione che si riflette sull’inflazione e, in ultima analisi, sulla politica monetaria e sulle valutazioni nei mercati finanziari.
In effetti, negli Stati Uniti l’inflazione si sta rivelando più persistente di quanto si prevedeva solo pochi mesi fa, poiché l’aumento dei costi energetici continua a esercitare pressioni al rialzo sui prezzi. In questo contesto, la crescita economica resta resiliente, anche se non del tutto indenne dagli effetti della guerra in Iran. Negli Stati Uniti la crescita ha subito un rallentamento solo marginale. Nell’Eurozona, la crescita del prodotto interno lordo (PIL) si è indebolita, ma solo di poco. “Piegarsi senza spezzarsi” resta quindi una chiave di lettura efficace per descrivere lo stato attuale dell’economia globale.
Il ciclo di investimenti nelle tecnologie orientate al futuro resta un importante fattore di stabilizzazione. Negli Stati Uniti, in particolare, l’attività economica è sostenuta dalla consistente spesa in infrastrutture e nuove tecnologie, ma nel frattempo aumentano i segnali di raffreddamento del mercato del lavoro. Questa situazione merita particolare attenzione, poiché storicamente i segnali provenienti dal mercato del lavoro sono anticipatori dei punti di svolta del ciclo economico.
In Europa il quadro è più eterogeneo. L’economia interna è sostenuta dalla spesa pubblica e dall’aumento degli investimenti, mentre permane l’incertezza politica, anche in relazione alle questioni di bilancio di alcuni Stati membri. Quanto alla Cina, è impegnata in un delicato esercizio di equilibrio: dopo una breve ripresa, mostra segnali sempre più evidenti di un nuovo indebolimento, a fronte dei quali il governo sta adottando contromisure mirate.
Anche il contesto della politica monetaria è cambiato: la fase in cui i mercati si attendevano con chiarezza tagli dei tassi sembra, per ora, conclusa. Le banche centrali si muovono con maggiore cautela, monitorando attentamente gli sviluppi ed evitando di assumere impegni espliciti. Per i mercati, questo significa non poter più dare per scontato il sostegno di una politica monetaria più accomodante.
A complicare il quadro si aggiungono le rinnovate tensioni sul fronte della politica commerciale. Quando il presidente Trump ha annunciato l’intenzione di aumentare al 25% i dazi sulle esportazioni di automobili dall’Unione Europea verso gli Stati Uniti, Washington ha giustificato la decisione dichiarando insufficiente l’attuazione dell’accordo commerciale di Turnberry dello scorso anno. Trump ha invocato la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, richiamando motivi di sicurezza nazionale: in questo modo, i nuovi dazi non sarebbero soggetti alla recente decisione della Corte Suprema statunitense che, all’inizio di quest’anno, ha bocciato i dazi introdotti tramite l’IEEPA. Dall’introduzione del dazio del 15% nell’aprile 2025, le esportazioni automobilistiche dall’UE verso gli Stati Uniti sono già diminuite di circa un terzo, attestandosi su un livello annualizzato di circa 25 miliardi di euro, pari a circa lo 0,1% del PIL dell’UE. L’impatto di questa misura si farebbe sentire soprattutto in Germania, Paese che rappresenta circa due terzi delle esportazioni automobilistiche dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti, equivalenti a circa lo 0,4% del PIL tedesco (si veda il nostro grafico della settimana). Eventuali contromisure da parte dell’UE aumenterebbero ulteriormente i rischi per l’economia.
In questo contesto, l’attuale scenario di mercato può essere descritto al meglio come “piegarsi senza spezzarsi”. La resilienza c’è, ma viene messa sempre più alla prova.
Esportazioni di veicoli tedeschi verso gli Stati Uniti, valori destagionalizzati in EUR
Fonte: LSEG Datastream, AllianzGI Global Capital Markets & Thematic Research, 04.05.2026. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
La settimana prossima
La prossima settimana seguirà probabilmente la stessa dinamica, mantenendo alta l’attenzione sui dati macroeconomici. Si aprirà con la divulgazione dei dati sull’attività economica del terzo trimestre in Giappone; dopo il precedente momentum positivo, i mercati cercheranno i primi segnali di rallentamento dell’economia.
A metà settimana i riflettori saranno puntati sull’Eurozona: la pubblicazione dei dati definitivi sui prezzi al consumo darà indicazioni sull’evoluzione delle recenti pressioni inflazionistiche e sull’eventuale emergere di segnali di stabilizzazione.
Giovedì sarà pubblicato il dato relativo alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti: l’indicatore fornirà ulteriori segnali sullo stato del mercato del lavoro e sarà, come di consueto, attentamente monitorato dai mercati.
Oltre ai nuovi dati sull’inflazione, particolare attenzione andrà anche al livello di utilizzo della capacità produttiva dell’economia statunitense. La domanda fondamentale è se l’economia USA riuscirà a mantenersi resiliente o se i venti contrari diventeranno troppo intensi.
Cordialmente,
Dr. Hans-Jörg Naumer
Director Global Capital Markets & Thematic Research